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Temporary Export Manager: vi aiuto a creare un ufficio export operando sul campo.

 

Grazie a oltre 30 anni esperienza nel commercio estero, aiuto gli imprenditori a organizzare idonee strutture di persone, per garantire una presenza permanente sui mercati esteri.

Il progetto che porta alla creazione di un ufficio export in azienda si fonda su questo mio metodo di lavoro:

– Individuo i mercati target e le strategie che stanno alla base del processo di internazionalizzazione.

– Principio una fase operativa, avviando i primi contatti con i distributori per impostare i primi rapporti di collaborazione di lungo periodo.

– Grazie all’esperienza sul campo, inizio a formare una struttura di back office aziendale, a cui segue l’istruzione e l’affiancamento della forza commerciale esterna vera e propria, con compiti di sviluppo della clientela.

Con questo sistema definito, le persone vengono istruite a lavorare per obiettivi in maniera sempre più autonoma, dando corpo ad una struttura operativa assolutamente replicabile nel tempo e su altri mercati.

Temporary Export Manager: duttilità professionale

Come Temporary Export Manager ho prestato la mia consulenza in aziende nei settori più disparati: dalle calzature alla componentistica per il settore calzaturiero, dai sistemi per il riscaldamento a pavimento al settore della gioielleria e dell’oggettistica di lusso, dall’arredo casa – bagno – ufficio fino al settore alimentare.

Ritengo che passare da un settore merceologico all’altro sia indice di estrema flessibilità, dote innata e indispensabile per chi si occupa di estero e deve confrontarsi con operatori provenienti da ogni parte del mondo.

Certo, cambiano i prodotti, le fasi realizzative, i sistemi di confezionamento ecc. ma le prassi commerciali per legare i distributori esteri alle aziende sono assolutamente le stesse.

Duttilità professionale significa anche svolgere il lavoro di temporary export manager con la volontà di apportare un contributo innovativo alle aziende.

Perché spesso ho riscontrato che in molte aziende il lavoro si sviluppa secondo modalità consolidate nel tempo, senza una valutazione critica. 

Un esempio? Ricordo un’azienda che produceva scarpe da donna.

Presentava in fiera i modelli per il nuovo anno distinguendoli per i colori delle tomaie.

Le ho suggerito di presentare la nuova collezione per tipologia di utilizzo (ad esempio da abbinare ad un abbigliamento casual piuttosto che ad uno elegante) e per tipologia di altezza della suola (con zeppa e/o tacco), lasciando che il colore della tomaia fosse un dettaglio ininfluente lasciato alla scelta dell’utilizzatrice finale.

Era più completo e specifico.

Il risultato?  I visitatori hanno apprezzato e quell’anno gli ordinativi dalla Russia, il mercato che seguivo, sono aumentati del 30%.

Temporary Export Manager: duttilità professionale

Come Temporary Export Manager ho prestato la mia consulenza in aziende nei settori più disparati: dalle calzature alla componentistica per il settore calzaturiero, dai sistemi per il riscaldamento a pavimento al settore della gioielleria e dell’oggettistica di lusso, dall’arredo casa – bagno – ufficio fino al settore alimentare.

Ritengo che passare da un settore merceologico all’altro sia indice di estrema flessibilità, dote innata e indispensabile per chi si occupa di estero e deve confrontarsi con operatori provenienti da ogni parte del mondo.

Certo, cambiano i prodotti, le fasi realizzative, i sistemi di confezionamento ecc. ma le prassi commerciali per legare i distributori esteri alle aziende sono assolutamente le stesse.

Duttilità professionale significa anche svolgere il lavoro di temporary export manager con la volontà di apportare un contributo innovativo alle aziende.

Perché spesso ho riscontrato che in molte aziende il lavoro si sviluppa secondo modalità consolidate nel tempo, senza una valutazione critica. 

Un esempio? Ricordo un’azienda che produceva scarpe da donna.

Presentava in fiera i modelli per il nuovo anno distinguendoli per i colori delle tomaie.

Le ho suggerito di presentare la nuova collezione per tipologia di utilizzo (ad esempio da abbinare ad un abbigliamento casual piuttosto che ad uno elegante) e per tipologia di altezza della suola (con zeppa e/o tacco), lasciando che il colore della tomaia fosse un dettaglio ininfluente lasciato alla scelta dell’utilizzatrice finale.

Era più completo e specifico.

Il risultato?  I visitatori hanno apprezzato e quell’anno gli ordinativi dalla Russia, il mercato che seguivo, sono aumentati del 30%.

Temporary Export Manager: senso di appartenenza e coinvolgimento aziendale.

Che si tratti di un un rapporto professionale di medio lungo termine o di breve durata, la sostanza non cambia: il mio modus operandi mi porta a immedesimarmi nell’azienda e a sentire il senso di appartenenza al team.

Questo per due motivi.

Il primo è la consapevolezza che come Export Manager rappresento il trait-d’union tra azienda e mercati esteri.

Come un ambasciatore, devo rappresentare l’azienda al meglio per gettare le basi di uno sviluppo positivo delle attività commerciali in essere e a venire e trasmettere il più alto livello di serietà, perché i clienti possano legarsi positivamente nel corso del tempo.

Il secondo è una condizione imprescindibile: sapersi rapportare con i collaboratori dell’azienda a qualunque livello.

Nelle aziende vince il lavoro di squadra e, per quanto spesso risulti difficile, il mio intento è creare un gruppo di lavoro unito e che mira ad un solo obiettivo, il successo dell’azienda.

Per maggiori informazioni sulla mia attività di temporary export manager vi invito a contattarmi con fiducia scrivendomi per ricevere maggiori informazioni.